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Condizioni lavorative

Il raccolto per i contadini iniziava già con i primi disagi, con le poche ore a disposizione per lavorare protraevano il raccolto a lungo, oltre il periodo invernale, raccolto spesso decimato da insetti, gelo, vento ed altre intemperie. Solitamente gli agricoltori dovevano porre il raccolto presso i depositi feudali (camini) avendo i baroni il diritto di esclusività con uno contemporaneo divieto di ogni iniziativa privata. I macchinari, spesso inadeguati al fabbisogno, facevano protrarre la molitura; si racimolavano perciò grandi mucchi di olive che finivano per putrefarsi con buona parte dell’olio non più commestibile, quindi venduto a prezzi estremamente bassi e usato per saponeria. Le condizioni lavorative nei frantoi erano precarie e non certamente delle più igieniche, tra i più svariati odori di animali, lumi, lavorazione dell’olio stessa. Il lavoro durissimo proseguiva per tutta la giornata, in condizioni spesso disumane e insostenibili, 24 ore su 24, con turni di riposo all’interno dello stesso frantoio in modo da essere sempre disponibili, con le continue pretese dei “padroni” che esigevano sempre il massimo, non curandosi della salute dei sottoposti. Codeste condizioni perdurarono non solo nel 1700, ma anche nel secolo successivo. Gli “operatori del settore” erano i trappitari, il nachiro (capo deitrappitari)  e l’asino (lu ciucciu) oppure il mulo.