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Storia

La coltura degli olivi si ebbe già in epoca romana, anche se in misura molto marginale: l’olio non si conosceva infatti come alimento bensì come “aroma”, utilizzato come unguento e cosmesi. La coltura acquisì notevole importanza dall’ XI secolo in poi grazie al fondamentale supporto dei monaci Basiliani che insegnarono alle locali popolazioni, per ben 4 secoli, arte olivicola, per cui l’olio ha sempre avuto nell’economia pugliese una notevole importanza. Nel salento in modo particolare si stimano circa 25 milioni di alberi di olivo, corrispondenti alla metà dell’estensione olivicola in Puglia. I frantoi ipogei (sotterranei, ricavati all’interno della roccia scavati a mano da cavamonti chiamati “foggiari”), solitamente posti nei pressi di ambienti rupestri o grotte, sono tra i tanti muti testimoni di una civiltà millenaria. A partire dal secolo XVI nella terra d’Otranto la superficie adibita ad oliveto aumentò in maniera considerevole, con un conseguente incremento della produzione di olio, esportato in Europa fin dai primi anni del 1900 dai porti locali; tra questi era molto importante quello di Gallipoli, tanto che la piazza locale godeva addirittura del diritto di stabilire il prezzo dell’olio, e molti stati Europei stabilirono le proprie rappresentanze consolari nelle adiacenze del porto jonico. E’ elemento caratterizzante del paesaggio del salento, strutture di particolare interesse storico-economico e sociale, un luogo dove tanti uomini hanno passato intere stagioni invernali in maniera a dir poco, per il lavoro spesso a ritmi insostenibili che si svolgeva all’interno dello stesso, lavoro che dava vita dopo un lungo processo di lavorazione all’ “oro liquido”, l’olio. Tra gli altri manufatti per la trasformazione dei prodotti agricoli ricordiamo i palmenti (per la produzione del vino) ed i molini (per i cereali).